Kevin Barnhurst, il giornalismo americano nell’era digitale

(Inauguriamo con questo post la collaborazione di Elisabetta Demartis, giornalista e attivista, con l’Associazione Trepuntozero. Elisabetta ha anche un blog su Wired, dateci un’occhiata che merita!)

La mattina dell’11 Novembre si è tenuto, nel Campus Luigi Einaudi di Torino, un incontro per la presentazione del Corso di laurea in Comunicazione pubblica e politica dell’Università di Torino, che ha visto la partecipazione di diversi esperti, italiani e non, di comunicazione e giornalismo che sono intervenuti presentando ricerche e progetti relativi a queste tematiche.

Sul tema del giornalismo è intervenuto Kevin Barnhurst, professore emerito del dipartimento di Comunicazione dell’Università di Leeds e teorico di giornalismo contemporaneo statunitense. La sua analisi ha messo in evidenza la situazione americana rispondendo a quelle che sono le “cinque W” che un giornalista deve tener conto durante la redazione delle notizie che, come afferma lo stesso docente,hanno avuto una svolta decisiva a partire dal 2001”.

Vediamole una per una.

Who?

Secondo il teorico, gli attori delle notizie oggi scompaiono; le news, soprattutto quelle online, nonostante siano molto lunghe e complesse, omettono o riducono il numero di protagonisti degli eventi.

What?

A partire dal 2001, e quindi dall’attentato alle Torri Gemelle, le notizie sono sempre meno centrate sugli eventi particolari e vanno ad abbracciare tematiche più ampie e internazionali.

Where?

Le notizie online tendono a discostarsi spazialmente dal contesto locale, prediligendo tematiche più ampie e lontane territorialmente, mentre in TV si preferisce mandare in onda cronache locali.

When?

Non solo lo spazio di riferimento prediletto dai giornalisti si allarga, ma il tempo diventa più complesso, con uno sguardo al passato più che al presente o al futuro.

Why?

Il contenuto degli articoli, oggi, presenta un’alta percentuale di opinione: “dal 1854”, commenta Barnhurst, “i giornali contengono più contenuti interpretativi che descrittivi, al contrario della radio dove le opinioni lasciano il posto alla descrizione dei fatti”.

In sostanza, il giornalismo americano è andato perdendo i contenuti informativi a favore di opinioni e prese di posizione personali dei giornalisti, preferendo allo stesso tempo  notizie più generali o riguardanti aree territoriali distanti, piuttosto che notizie di eventi locali da cui la redazione proviene. Contrariamente, continua il docente, l’idea del giornalismo originario “e cioè quella di parlare di notizie locali, non è più un presupposto dei giornalisti”. I redattori, oggi, scappano dalle piccole realtà per cercare lavoro in contesti internazionali.

“In America nessuno guarda le tv locali”, racconta il docente, “e dalla metà del XX secolo abbiamo smesso di criticare diventando passivi e credendo nelle notizie che ci vengono proposte dai notiziari”. L’opinione del professore riguardo al giornalismo contemporaneo è abbastanza critica; come spiega durante la conferenza, ciò che tenta di fare un giornalista è descrivere la storia, scoprire cosa succede nella realtà che ci circonda, tentando di fare ciò che gli storici fanno in dieci anni di lavoro, tempo necessario per comprendere i fenomeni storici e poterli raccontare nero su bianco.

“Il lavoro del giornalismo è impossibile”, continua l’esperto, “non possiamo capire e sapere tutto”. E alla domanda “Cosa ne pensa di tutti quei progetti di citizen journalism messi in atto da testate internazionali?”, il docente risponde come questo modello di giornalismo, pur coinvolgendo la popolazione a dando spazio a voci prima inascoltate, rappresenta una grande contraddizione: “il metodo insegnato ai cittadini per fare notizie indipendenti è lo stesso utilizzato dalle testate mainstream e l’obbiettivo è quello di trarre vantaggio dal lavoro gratuito delle persone”.

La soluzione, secondo il professore inglese, è la creazione di un nuovo tipo di giornalismo, più vicino alle persone e pronto a esaltare storie ed eventi locali: “è necessario non ripetere gli errori del passato e rendere esplicito questo cambiamento”.