Nuove Narrazioni

Negli ultimi anni, gli effetti della crisi economica e la perdita di credibilità degli attori principali della sfera pubblica hanno fatto diventare la tutela dei diritti umani un mero esercizio di stile così lontano dai bisogni della gente – quasi un tradimento rispetto alle “vere necessità” dell’uomo comune.

Il dibattito pubblico ormai divide i diritti in compartimenti stagni, quando non li pone direttamente in competizione fra loro: diritti sul lavoro contro diritti sociali (in che condizioni è giusto licenziare?), diritto alla privacy contrapposto a quello alla sicurezza (quando si può spiare un cittadino?), libertà individuali d’espressione in conflitto con l’antidiscriminazione su base religiosa ed etnica (cosa si può dire e cosa no, se offende qualcun altro?). Concentrare la propria attenzione sulla ripresa economica dimenticando i diritti sociali, sostenere che eliminare i diritti delle minoranze aiuti a tutelare quelli della maggioranza, leggere la matematica dei diritti come un gioco a somma zero è non solo perché ingiusto, ma anche errato.

Eppure, questa narrazione del mondo sta prendendo piede nei cuori e nelle menti delle persone, è ormai ovunque: sui giornali, in TV e su internet. Soprattutto su internet. È un racconto colorato di paura e di rabbia, che incita le persone a temere il prossimo, a guardare chi ci sta intorno con ansia o con invidia, a cercare negli altri (e in particolare nei soggetti più deboli) la causa dei propri problemi. Questo racconto ha la faccia del populismo e della paura e sta segnando punti ovunque (non solo in Italia) perché è terribilmente semplice e potente.

Ma non invincibile, a patto di riconoscere che a una narrazione che tocca così profondamente l’inconscio delle persone non si può che rispondere sullo stesso piano. Prima ce ne rendiamo conto, prima possiamo cercare un’alternativa a ciò che si sta preparando: un ritorno dell’autoritarismo e del controllo, del baratto fra libertà e sicurezza. Ci sono movimenti determinati a creare (e non risolvere) paura e odio con il solo scopo di giustificare la propria morsa sulla società – e quando avranno finito con gli immigrati, e poi con gli omosessuali, e poi con i sindacati e chiunque si trovi ad alzare la testa, toccherà a qualcun altro, e poi a chiunque altro. L’abbiamo già visto succedere.

Noi non vogliamo vivere in un mondo chiuso, la cui cifra dominante è la paura, in una società vigliacca che cede alle soluzioni facili e violente. Noi vogliamo costruire un mondo diverso: per farlo, ci serve una narrazione che ci aiuti nella battaglia, una narrazione che giochi nello stesso campo (l’inconscio) e con gli stessi strumenti (le emozioni) di quella che combattiamo.

È questo l’obiettivo del progetto Nuove Narrazioni: creare una, dieci, mille nuove narrazioni che non facciano leva sulle caratteristiche psicologiche peggiori dell’uomo (paura ed esclusione), ma su quelle migliori (speranza ed empatia); che inquadrino i fenomeni sociali, anche quelli più complessi e ingestibili (le migrazioni di massa, i conflitti sociali, l’emergenza ambientale) in una prospettiva ottimista e non disperata, responsabile e non edonista, collaborativa e non improntata alla concorrenza spietata. Nuove narrazioni, soprattutto, che diano di nuovo slancio e forza e passione a tutti quegli uomini e quelle donne (e ce ne sono!) che lottano per quello che è giusto – ma sono al momento distanti, spersi, senza un linguaggio e un sogno comune.

Fare del nostro obiettivo la nostra pratica“, rendere queste nuove narrazioni una realtà concreta, pulsante, non studiata in laboratorio, ma costruita passo passo da mille mani, esperienze, parole. Vogliamo intessere le fila di un racconto che restituisca unità ai movimenti, agli attivismi e alla società; questo spazio è il telaio su cui costruire la trama delle Nuove Narrazioni dei Diritti.

Questo spazio è quindi dedicato a quei progetti e a quelle collaborazioni che, in un modo o nell’altro, contribuiscono a portarci anche solo di un passo più vicini al nostro obiettivo, e uno più lontani dall’abisso.

Lascia una risposta